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Cosenza la Dotta potrebbe essere Capitale Italiana della Cultura 2018

Cosenza al tramontoChi la volle fondata dal figlio d’Ercole Brezio, il Barrio ne assegnò il merito agli Enotri, Gregorio De Lauro agli schiavi dei Lucani, certo è che la teoria più accreditata resta, a tuttoggi, quella del geografo greco Strabone secondo la quale Cosenza ebbe origine nel IV secolo a.C. ad opera dei Brettii (i romani li ribattezzarono, in seguito, Bruzi), un popolo di rozzi pastori che viveva intorno alle foreste della Sila. Accresciutisi per le continue immigrazioni di altre genti, essi fondarono una capitale dei vari popoli confederati. La città nata da quel consenso fu chiamata, appunto, Consentia. Senza soffermarci troppo sulle varie dominazioni, guerre e guerriglie che contraddistinsero la storia della città, poniamo l’accento sul periodo forse più lungo ed oscuro che visse Cosenza, come, del resto, tutto il Regno di Napoli, a partire dal XVI secolo, contraddistinto dalla dominazione degli Spagnoli. Cosenza decadde dal punto di vista economico e politico, ma grazie all’umanista Aulo Giano Parrasio si risollevò dal punto di vista culturale. Nel 1511 venne istituita l’Accademia che, centro di studi classici, riunì la migliore intellettualità della provincia, da Galeazzo di Tarsia ai fratelli Bernardino e Coriolano Martirano. Nel 1535 Carlo V, di ritorno dalla spedizione di Algeri, soggiornò a Cosenza, accolto dal Sindaco dei Nobili don Ferrante Bernaudo. Le solenni accoglienze prestate all’imperatore attestarono la viva presenza di architetti, pittori e umanisti locali. Erano infatti gli anni in cui le maestranze della Valle del Crati sperimentavano le loro capacità artistiche nei quartieri patrizi dei Padolisi e della Giostra Vecchia. Nel 1586 iniziò a diffondersi il pensiero innovatore di Bernardino Telesio che, nel “De rerum natura juxtapropria principia” apriva moderni orizzonti alla ricerca scientifica. L’Accademia (una delle primissime fondate in Europa), ribattezzata dal critico Sertorio Quattromani “Accademia Cosentina”, decaduta dopo la morte del proprio fondatore, fu riaperta da Telesio e da quel momento detta “Accademia Telesiana”. Alla morte del filosofo, all’Accademia dette impulso proprio il Quattromani e successivamente, nel 1591, l’arcivescovo Camillo Costanzo, da cui assunse il nome di “Accademia dei Costanti”. Nel 1649, per iniziativa dell’arcivescovo Giuseppe Sanfelice, venne fondata l’Accademia dei Negligenti che, tuttavia, si spense già nel 1660 alla morte del suo promotore. Cosenza diede illustri natali anche ad Antonio Serra, pioniere della moderna economia politica, gli scienziati Tommaso Cornelio e Marco Aurelio Severino, il teorico dell’Arcadia Gian Vincenzo Gravina. Nel 1756 venne fondata, dall’amico del Metastasio Gaetano Greco, l’Accademia dei Pescatori Cratilidi che riunì, tra gli altri, Luigi Maria Greco, Giuseppe Spiriti e Francesco Saverio Salfi.L’Accademia Cosentina riprese la propria attività nel 1895, dopo una lunga decadenza, grazie all’impulso del filosofo Bonaventura Zumbini. Negli stessi anni, Pasquale Rossi pubblicava i suoi primi studi di psicologia sociale. Nel corso del periodo fascista, la cultura non conformista spiccò grazie al giornalismo polemico di Antonio Chiappetta e umoristico di Michele De Marco finché il regime non riuscì ad imbavagliare la stampa, grazie ad una censura feroce, attorno al 1925. Nel 1979 viene emanato dal governo un decreto che designò Cosenza quale sede di una struttura nazionale bibliotecaria. Ad oggi, Cosenza, detta “La Dotta”, è tra le 21 città italiane in predicato di conquistare il prestigioso titolo di Capitale Italiana della Cultura 2018.  
Come nelle precedenti edizioni, la Capitale Italiana della Cultura 2018 riceverà dal Governo un contributo pari a un milione di euro per la realizzazione del progetto proposto. “Le esperienze finora realizzate” ha dichiarato il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini, “da quella in corso a Mantova fino alla prossima di Pistoia, dimostrano come il titolo di Capitale Italiana della Cultura sia in grado di mettere in moto un meccanismo di progettazione virtuosa e di promozione delle città, coinvolgendo tutte le realtà economiche e sociali dei territori e rafforzando il concetto di Italia museo diffuso”. Un interessante video realizzato nel 2015 dall’emittente televisiva cosentina “Ten” (che vi proponiamo in calce a questo articolo), delinea i tratti di questa meravigliosa città della cultura attraverso il racconto di illustri personaggi, figli di questa terra, quali lo storico e scrittore Coriolano Martirano, lo storico Luigi Bilotto, il Professore Leopoldo Conforti, ex docente del Liceo Classico Bernardino Telesio e l’Architetto Fulvio Terzi.


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