Castello Svevo

Castello Normanno Svevo di CosenzaEdificato dai Normanni su preesistenti strutture saracene, il Castello Svevo domina la città di Cosenza dal colle Pancrazio. Un funesto terremoto lo rese inagibile nel 1184 e fu Federico II di Svevia a ripristinarlo, ampliandolo con la torre ottagonale. Durante la dominazione angioina divenne dimora reale e accolse, nel 1443 i novelli sposi Luigi III d’Angiò e Margherita di Savoia. Secondo una tradizione oggi non più seguita,nel 1235 Federico II vi incarcerò suo figlio Enrico VII di Germania chiamato dai cosentini lo sciancato (lo zoppo), reo di collusione con i comuni dell’Italia settentrionale ribellatisi all’imperatore. Adibito poi a deposito d’armi, venne danneggiato dal terremoto del 1638 che ne distrusse il piano superiore. Nei secoli successivi subì numerose trasformazioni che lo portarono in epoca borbonica ad essere sede del penitenziario. Oggi sono ancora visibili il “corridoio angioino”, che un tempo delimitava a destra il vasto cortile del castello, la “sala del trono” e a sinistra la “sala delle armi”. Attualmente sono in corso lavori di restauro. Dal punto di vista architettonico, scomparse – sotto i successivi rimaneggiamenti dei vari dominatori – le tracce architettoniche dei periodi Saraceno e Normanno, si conservano oggi resti delle strutture sveva e angioina. Il portale archiacuto che immette nell’interno è sormontato da uno scudo di epoca aragonese. Nell’interno un portale tufaceo sovrastato dallo stemma dell’arcivescovo Gennaro Clemente Francone, datato 1743. L’androne è coperto da ogive con mensole scolpite che sorreggono i costoloni prismatici. Un vasto corridoio è denominato «dei fiordalisi», dallo stemma angioino contenente tali fiori, inciso sugli archi svevi a costoloni. Sale interne presentano a volte ogivali costolonate poggianti su colonnone con capitelli a fogliame; altre sale hanno campate a spigoli sorrette da pilastri. In un salone vi sono volte costolonate ad archi acuti, con finestroni ad alte strombature, alcuni stili normanno ed altri di epoca sveva. Nel cortile scoperto, che è l’ambiente più vasto di tutto l’edificio, sono collocati i resti delle diverse età e delle diverse dominazioni. L’interno della torre ottagonale del XIII secolo l’unica superstite, è rischiarato da strette saiettiere – una grande e due minori – con uno strombo d’apertura. Il piano superiore, a cui si accede attraverso una scalinata seicentesca permette di godere di una visione panoramica della città, assolutamente mozzafiato. Gli avanzi delle sale interne presentano una veduta panoramica della valle del Crati, dei monti della Sila con i vari casali e della catena preappenninica.

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