Monumento a Michele De Marco detto Ciardullo

Monumento a Michele De Marco detto CiardulloIl monumento dedicato a Michele De Marco, detto “Ciardullo”, poeta molto caro ai cosentini è situato al centro della piazza XXV luglio ed è alto circa 320 cm. É installato su un basamento di granito circondato da una piccola aiuola circolare lastricata in pietra e ritrae il busto bronzeo del poeta mentre osserva con il suo sguardo ironico, ma buono, i vizi dei concittadini. L’opera è dello scultore De Rito di Catanzaro.

Michele De Marco, noto con lo pseudonimo di Ciardullo (Pedace, 17 marzo 1884 – Cosenza, 10 marzo 1954), è stato un poeta, commediografo e giornalista italiano, autore di scritti in dialetto calabrese. “Ciardullo”, nacque a Perito, una frazione di Pedace il 17 marzo 1884, in una famiglia appartenente alla locale borghesia intellettuale, dove la cultura e l’arte in particolare, erano un dono e un’antica consuetudine. Ricevette i primi insegnamenti e un grande stimolo e sostegno per il suo futuro cammino nel mondo della poesia e del teatro dal padre Vittorio e dallo zio Pietro. Suo padre Vittorio, di professione avvocato, scrisse versi libertini in vernacolo pubblicati con lo pseudonimo di Crautu Gervinu, e poeti sono anche i due figli di Ciardullo: Francesco e Raffaele. La sua preparazione letteraria ed umanistica iniziò nel collegio italo-albanese di San Demetrio Corone proseguendo poi nel Liceo Classico di Cosenza. Giovanissimo, nel 1907, conseguita la laurea in giurisprudenza all’Università di Urbino, esercitò dapprima la professione di avvocato; aprì uno studio legale nella centro storico di Cosenza, nei pressi di Piazza Duomo. Ben presto però si accorse che non era tagliato per esercitare quella professione, la quale, oltre a contrastare con la sua natura umanitaria, aperta a tutte le istanze sociali e alla difesa accanita dei bisognosi, lo distoglieva anche dai suoi sogni artistici e di uomo libero. Insegnò lingua francese e italiano a Cosenza, per lungo tempo; qui poté frequentare le massime autorità in campo letterario ed artistico, che avevano spesso come punto di ritrovo lo storico caffè Renzelli. Fu irriducibile antifascista e non cedette mai a lusinghe di sorta. Moralmente integro com’era, lottò sempre per l’affermazione della libertà, e per il riscatto della povera gente, alla quale, spesso dava voce attraverso i giornali da lui fondati e diretti: l’ohè e Calabria Democratica. Durante il periodo fascista collaborò col giornale satirico Fra’ Nicola fustigando in versi il conformismo e l’arretratezza della società cosentina del periodo prebellico. I versi in dialetto furono raccolti nel 1940 in un volume con lo pseudonimo di Ciardullo. Fu anche scrittore di teatro. Scrisse drammi, farse e commedie in dialetto calabrese, raccolti in volume da Antonio Piromalli. Dopo la seconda guerra mondiale, fu Sindaco di Pedace di nomina prefettizia e, oltre ad avviare la rinascita del paese, diede modo ad un gruppo di giovani di mettere in vita una compagnia teatrale da lui diretta. La sua produzione letteraria è molto vasta e spazia dalla poesia in dialetto, al teatro, alla satira in lingua e al giornalismo, strumenti efficaci questi per combattere ingiustizie, ipocrisie, autoritarismi e per poter sfogare con tono misurato e dignitoso, i drammi e le amarezze della vita.

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