Statua di Bernardino Telesio

Statua di Bernardino TelesioPosta in origine al centro di piazza XV Marzo, traslocata nel periodo fascista nell’attuale piazza XX settembre (la piazza dell’ex stazione ferroviaria) e riportata poi, verso la fine degli anni settanta, nella sua sede primitiva, la statua raffigura il cosentino più famoso di tutti i tempi, il filosofo “Bernardino Telesio” seduto, con un libro poggiato sulle gambe, in atteggiamento meditativo. L’opera in bronzo, realizzata nel 1914 dallo scultore Achille D’Orsi (1845-1933), poggia su un poderoso piedistallo di granito silano. Ai lati sono incisi due bassorilievi: “L’arresto di Telesio giovane” e “Telesio che insegna la sua filosofia“.

Bernardino Telesio (Cosenza, 7 novembre 1509 – Cosenza, 2 ottobre 1588) è stato un filosofo e naturalista italiano, iniziatore della nuova filosofia della natura rinascimentale. Trassero ispirazione dalla sua dottrina Giordano Bruno, Cartesio, Francis Bacon, Tommaso Campanella.

Telesio iniziò i suoi studi nella città natale di Cosenza con lo zio Antonio Telesio (1482-1534), dotto umanista che lo portò a Milano nel 1518, e poi a Roma nel 1521, dove soggiornarono fino al 1527, l’anno del saccheggio dei lanzechinecchi di Carlo V che lo imprigionarono. Liberato da Bernardino Martirano, amico del capo dei lanzichenecchi Filiberto d’Orange, Telesio si recò a Venezia e successivamente a Padova nella cui università studiò filosofia con Geronimo Amaltea e approfondì gli studi in matematica, astronomia e filosofia morale con Federico Delfino fino al 1535 anno in cui conseguì il dottorato.

Nell’Università di Padova dove ancora si contrastavano averroisti e alessandrini sulla interpretazione di Aristotele, Telesio cominciò a elaborare la sua critica alla fisica aristotelica sviluppando quell’interesse per lo studio della natura a cui dedicò tutte le sue opere.

Compì numerosi viaggi a Roma, Napoli, Bologna, Cosenza godendo del favore di alcuni papi da Clemente VII a Gregorio XIII, ma soprattutto della protezione della famiglia napoletana del Duca di Nocera, Alfonso Carafa che ospitandolo per lunghi periodi dal 1544 al 1550 e vi stette ancora dal 1565, gli permise di trovare il raccoglimento necessario per la sua opera maggiore: il De rerum natura iuxta propria principia (“Intorno alla natura delle cose secondo i loro principi”), che fu composto nel palazzo ducale di Nocera e dedicato al figlio del duca Alfonso Ferrante.

Secondo alcuni interpreti della filosofia telesiana l’espressione iuxta propria principia andrebbe intesa nel senso che lo studio della natura veniva fatto dall’autore secondo propri principi telesiani. Altri invece intendono la stessa espressione nel senso che Telesio volesse avviare una scienza della natura che utilizzasse i principi che le sono propri e ne descrivono il funzionamento e non più improntati alla metafisica.

Dopo la prima composizione, avvenuta tra gli anni 1544-1552, l’opera fu pubblicata, per i primi due libri nel 1565, e nel 1586 nell’edizione completa in nove libri. Le successive opere minori riguardanti fenomeni fisici particolari, furono scritte con il fine di convalidare le teorie esposte nell’opera maggiore.

Nel 1552 Telesio sposò la vedova con due figli Diana Sersale, da cui ebbe quattro figli, il primogenito dei quali, Prospero, fu misteriosamente ucciso nel 1576.

Dopo la morte della moglie, papa Paolo IV Pietro Carafa (papa dal 1555 al 1559), gli offrì, a condizione della sua preventiva ordinazione a sacerdote, la nomina di arcivescovo di Cosenza ma Telesio rifiutò a favore del fratello Tommaso.

Telesio trascorse gli ultimi anni della sua vita a Cosenza dove, dopo la morte di Aulo Giano Parrasio (1534), si era dedicato allo sviluppo degli studi filosofici-scientifici della locale accademia che da lui prenderà il nome di Accademia “telesiana”.

Ormai famoso tra gli studiosi del tempo morì a Cosenza nel 1588, rimpianto dai suoi discepoli che si adoperavano per la diffusione del suo pensiero, contrastato dal Sant’Uffizio che fece inserire per la concezione contraria alla Scrittura che Telesio nutriva dell’anima il Quod animal, il De somno, e il De rerum natura nell’Indice dei libri proibiti fatto pubblicare da Clemente VIII nel 1596.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...