Chiesa e Convento di San Domenico

Chiesa e Convento di San DomenicoLa Chiesa e l’ex Monastero dei Padri Domenicani sorgono in piazza Tommaso Campanella. Nel 1441 il Papa concesse ai Domenicani di Cosenza l’area di una Chiesa dedicata a San Matteo, su cui i Padri nel 1449 iniziarono la costruzione della loro Chiesa. Nello stesso anno, sotto l’episcopato di Bernardo Caracciolo Pisquizi e con l’approvazione di Papa Nicolò V del 1447, venne fondato, lateralmente, il Monastero dell’Ordine. A promuoverlo fu il Principe di Bisignano Antonio Sanseverino, Duca di San Marco e Conte di Tricarico, che cedette l’area a fianco del proprio palazzo. Dopo che nel 1513 il Pontefice ebbe concesso ai Domenicani di Cosenza gli stessi privilegi dei Domenicani di Parigi, nel 1525 il Convento fu dichiarato sede di Studio Generale dell’Ordine dei Padri Predicatori. Nel 1770 il Palazzo dei Sanseverino, contiguo al Monastero, abbandonato fin dal 1477 da Luca, ultimo erede della famiglia, venne demolito nel piano superiore e adibito nei piani sottostanti a caserma della Guardia cittadina. Il Monastero venne soppresso nel 1809, per essere riaperto dieci anni più tardi con rendita ridotta, allorché i Domenicani furono richiamati dal Re borbonico per l’istruzione dei giovani. Vennero in quell’occasione ospitati in una parte del vecchio Monastero, appositamente ceduta dal Comune. Dopo pochi anni nacque tuttavia una disputa legale tra il Comune e l’Ordine, che rivendicava i suoi diritti sul Convento ma che perse la causa nel 1846.

Soppresso nuovamente il Monastero nel 1860, i Domenicani lo abbandonarono quattro anni dopo. Incorporato al contiguo Palazzo dei Sanseverino, l’ex Convento venne adibito a sede del Distretto Militare (oggi è intitolato ai Fratelli Bandiera). Dell’antico Monastero resta un chiostro quadrilatero con arcate a pieno centro che poggiano su trentasei pilastroni ottagonali. Le crociere sono sostenute da mensole scolpite a reminescenze romaniche. Le porte presentano mostre in tufo di tipo aragonese; nelle sale interne vi sono archi e volte in pietra, con chiavi di crociera recanti lo stemma dei Sanseverino. Al centro, un pozzo con lo stemma della famiglia Ruffo.

La Chiesa, terminata nel 1468, venne consacrata da Pietro Parrense, Vescovo di Ruvo e Vicario Generale di Cosenza. Edificata in stile gotico, in pietra locale, venne rifatta – e occultata in parte da restauri barocchi – nel 1700. La facciata comprende un rosone gotico tufaceo composto da sedici colonnine tortili merlettato da un torciglione, un protiro archiacuto e un portale ogivale ligneo datato 1612. Le valvae del portale recano intagli floreali alternati con busti di santi domenicani in bassorilievo, stemmi dell’ordine domenicano e della famiglia Cavalcanti. La cupola, di stile barocco, è stata nel dopoguerra rivestita in rame. Nel campanile, rifatto nel 1951, sono poste due campane del 1517 – una delle quali con caratteri gotici incisi – e una terza del 1695. Nell’interno della Chiesa, a navata unica che fu completamente risistemato nel XVIII secolo, vi sono resti dell’abside e di una cappella poligonale contigua, con volta a spicchi cordonata, una bifora gotica e altri elementi coevi realizzati in calcare a vista da maestranze quattrocentesche di Val di Crati. Le decorazioni in stuchi barocchi, su disegno del napoletano Giovanni Calì, risalgono al 1725. Sull’altare maggiore barocco, in breccia rossa di Francia e marmi di Calabria, è collocata una copia di un quadro di San Domenico Soriano del 1721. Nel presbiterio, decorato con stucchi settecenteschi, vi sono altari laterali del XVII secolo. Lungo la navata sono presenti opere d’arte di A. Granata, artista cosentino della fine del ‘700: Santa Rosa, Santa Caterina, San Ludovico, San Giacinto ed una statua della Madonna del Rosario. Dietro l’abside è visibile un pregevole coro ligneo, realizzato nel 1630-33 da Fabrizio Volpe di Paterno. La Chiesa, che contiene lapidi sepolcrali delle famiglie D’Aquino, Ferrari D’Epaminonda, De Maio, Mollo, Savelli, ha diverse cappelle. La Cappella della Madonna della Febbre, fondata dalla famiglia Martucci, comprende un altare marmoreo della Madonna della Febbre del sec.XVI, attribuito a Giovanni da Nola con la rappresentazione della Deposizione di Gesù, opera della scuola di Meriliano da Nola (1488-1558). Nella Cappella dell’Arciconfraternita del SS. Rosario, edificata tra il 1630 e il 1640, si possono ammirare un bellissimo soffitto ligneo intagliato e decorato in oro del XVII secolo, un’abside impreziosita da stucchi e affreschi (XVII e XVIII secolo), stalli in legno lungo le pareti laterali, un pulpito ligneo del XVIII secolo, un organo settecentesco in legno scolpito e dipinto. Sulla parete absidale, infine, troviamo un’altra opera attribuita al Granata, la Madonna del Rosario e Santi, mentre sulla cupola è presente un grande affresco raffigurante San Domenico in gloria tra Santi.

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